Affacciata allo specchio

Trent’anni. Soffi le candeline, con la famiglia attorno che ti guarda felice. La mamma col sorriso dolce, il papà, fratelli, cugini, qualche
amico intimo. Proprio come quando avevi 16, e poi 20 e poi venticinque
anni; come la festa di laurea, la cresima, la macchina nuova.
Ti guardi allo specchio e pensi soddisfatta che in fondo non li dimostri.
Anzi. A guardare le foto anni Ottanta dei tuoi sedici anni coi jeans a
bordo alto, i maglioncini a pipistrello, le spalline e i capelli permanentati come il cantante degli Europe, eri certamente più vecchia lì. Più magra, forse, ma più vecchia.
La serata non si conclude con la rassicurante festa familiare; anzi. Le amiche di sempre ti aspettano, anche loro più giovani di prima; insieme, trascorrerete la notte tra locali e discoteche (ma a sedici anni, le facevamo ‘ste cose? Mah…) in preda a un’euforia che si contagia reciprocamente e aumenta esponenzialmente per tutta la notte sorreggendovi in danze sfrenate, brindisi, siparietti e risate, salvo il tragico crollo finale per improvviso e inspiegabile esaurimento delle energie che si verifica normalmente prima dell’alba (le 3, le 4?) costringendovi a rinunciare alla programmata colazione in autogrill con cornetto e cappuccino.
Il giorno dopo guarderai le foto scattate, pensando: “mica male’sti trent’anni!”.
Già. Mica male.
Chè non sai ancora quello che t’aspetta.

Non sai che sei entrato in una dimensione a-temporale in cui resterai misteriosamente installato per tutti gli anni a venire. Mica male i trenta, i trentuno, i trentacinque. Il tempo non è più una linea in progresso, ma una essenza misteriosa che si forma in macchie e spazi delimitati in assoluta disconnessione tra loro.
Scordati tutto quello
che t’hanno insegnato. Non pensare di organizzare la tua vita come
organizzi il tuo armadio: dimentica il senso logico, la razionalità, l’ordine. Pensa a quella bella citazione che ha ispirato L’Uomo duplicato di Saramago: il caos è un ordine da decifrare.
Penserai di cercar lavoro, e troverai qualcosa da fare per sbarcare il mese. Crederai di essere cresciuto, e ti ritroverai le notti in giro a far baldoria co’gente che non conosci.
Vorrai farti una famiglia, e all’improvviso penserai – giocoforza – che in fondo forse è ancora presto.
Trenta, trentatre, trentacinque: nelle foto ti vedrai sempre più giovane e forse ti verrà in mente Dorian Gray: mah!

Mica male ‘sti trentacinque!
Conoscerai meglio la forza della mente. La tua. Quella che ti chiamerà a rapporto un giorno mentre guidi nel traffico e all’improvviso ti sembrerà di uscire da te stesso, sentirai il collo della camicia stringersi e qualcosa che si muove tra lo stomaco e la gola e non capisci cos’è. Tranquillo, non è niente. Solo Paura.

Trentacinque, trentasei.
Goditela. Goditi il tuo caos, questo disordine che non hai scelto tu ma sei tu, che ti piaccia o no.
Esci da te, dimentica tutto quello che t’hanno insegnato e goditela.
Goditi gli spazi aperti. Ama le cose, che siano o no il tuo lavoro. E falle.
Dimentica il tempo lineare e impara a sopravvivere.
Parla alla tua paura, dille: entra pure, c’è posto anche per te.
Esisti. Muoviti. Gira. Partecipa. In qualunque modo.
Parla, scrivi, ama, piangi, leggi.
Divora libri, parole, immagini. E poi dimenticale. E poi ascoltale, quando improvvisamente ti parleranno da dentro, senza che te l’aspettassi. E poi lascia che parlino, ma solo attraverso te.
Impara la tristezza, ché senza non si vive da uomini; il fallimento, ché è la prova che in fondo va tutto bene; la solitudine, ché nessuno può più farne a meno; l’amore, ché non è più quello di una volta (ma perché, una volta com’era?).
Impara a costruirti la tua propria bussola, quella che serve a te.
Quella che serve a navigare in un nuovo mare, aperto, dove sei tu che decidi i punti di riferimento e la rotta non te l’hanno già tracciata gli altri e non te la traccerà mai nessuno.
Ritrovati all’aria aperta ogni tanto. Guarda la brina che si consuma di sole su un ramo o sulle bacche invernali. Scatta una foto. E guardala a lungo, quando sarai a casa, finché non capirai.

Trentasette, trentotto.
Sei ancora lì. Nello stesso posto, ma sempre in uno diverso. Sei sempre tu, ma dentro quante voci hai?

Mica male ‘sti trenta anni.
In fondo, è l’acqua la sostanza che resiste sempre: perché scorre, dappertutto.

No related posts.

Anna Russelli

Nata a Catania, vive a Potenza. Laureata in Lingue, è stata tra i blogger più seguiti della Basilicata. Ama scrivere e ha collaborato con diversi magazine locali. Appassionata di fotografia, musica, lettura, viaggi. Attualmente è Segretario Generale di SLC CGIL Basilicata, il Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione.