Il ‘muro’ di Berlino sulla tardiva ‘illuminazione’ eurobond
L’Eurobond, un titolo obbligazionario cioè emesso in qualsiasi divisa europea e per qualsiasi scadenza, diventa finalmente un cavallo di battaglia del governo Italiano. Gianni Pittella, Vice Presidente del Parlamento Europeo, ci spiega l’importanza di questa scelta.
Non puo’che fare piacere, per chi propone questo strumento da anni, a sinistra e a destra degli schieramenti a Strasburgo, che gli Eurobond siano diventati un cavallo di battaglia per il governo italiano. Il problema e’ che questa illuminazione sulla via di Damasco, tra le tante che contraddistinguono la politica nostrana di questi giorni, scatti davanti allo spauracchio del tracollo finanziario e con il rischio di arrivare fuori tempo massimo.
La difficile gestione dell’ammontare del nostro debito sovrano che sfinisce e dissangua le casse pubbliche e sottrae ogni anno 70 miliardi di euro allo sviluppo e alla crescita economica e sociale del paese, ”suggeriva” da tempo di rivolgere un qualche interesse a strumenti di indebitamento comunitari garantiti dalle istituzioni finanziarie dell’Unione con la partecipazione di tutti in paesi membri.
Un emissione a tripla A assicurata di titoli Ue metterebbe al riparo moneta e bilanci dalla speculazione e alimenterebbe le politiche a sostegno della ripresa, del lavoro, delle piccole e medie imprese. Si conosceva da tempo anche l’opposizione dei tedeschi a quella che e’ stata finora la blanda richiesta di qualche parlamentare e economista, considerata poco piu’ di un’ipotesi di scuola da non prendere molto sul serio, per un paese che detiene gia’ i piu’ solidi titoli di Stato dell’Europa e tra i piu’ sicuri del mondo e che attraggono investitori pubblici e privati. Una posizione che fanno della Merkel la guardiana dell’ortodossia monetarista, almeno fino alle prossime elezioni tedesche del 2013. Nonostante l’appello di sette importanti fondazioni tedesche, sostenute dalle piu’ grandi aziende del Paese, che con una dura lettera aperta alla cancelliera hanno chiesto di ”avere piu’ coraggio nell’affrontare la crisi dell’eurozona e di rafforzare il lavoro per una vera integrazione”, anche il Consiglio europeo che si e’ concluso ieri e’ andato esattamente nella dimensione rigorista dettata da Berlino.
La chiusura totale sugli Eurobond e sulla tassazione delle transazioni finanziarie invisa agli inglesi, si e’ saldata in una santa alleanza con le cautele del presidente francese, anch’egli alle prese con le prime e poco rassicuranti, per l’inquilino dell’Eliseo, avvisaglie della campagna elettorale per le elezioni del 2012. La stretta e’ stata infelicemente coronata dalla decisione di congelare il bilancio dell’Ue fino al 2020, tarpando le ali nella culla alla strategia varata unanimemente solo pochi mesi fa e che declama gli ambiziosi obiettivi economici, sociali, ambientali che l’Unione si e’ posta proprio entro quella stessa data, ma con quali soldi? Con quali risorse? Fortunatamente questo orientamento non e’ scontato, perche’ da questo momento si apre e non si chiude un confronto di merito con le altre istituzioni comunitarie, Commissione, Parlamento e Banca centrale Europea che terminera’ con la formalizzazione nella prossima primavera delle modifiche da apportare alla governante economica. Il Parlamento europeo si presenta alla discussione forte dei nuovi poteri attribuitegli dal Trattato di Lisbona che gli permettono di co-decidere in pratica su quasi tutte le materie e con il vantaggio di due importanti traguardi gia’ conseguiti: la trasformazione in un’istituzione permanente del meccanismo ”salva-Stati” e la nuova normativa di sorveglianza sulle agenzie di rating, sebbene su quest’ultima ci sia ancora molto da fare per sottrarre alla speculazione la principale arma di attacco ai bilanci europei.
No related posts.








Comments
Powered by Facebook Comments