L’Europa e il trattato di Lisbona

Cambiamenti e sfide dell’Europa con il Trattato di Lisbona.
A un anno dalla sua entrata in vigore, tante le aspettative per i cittadini e per gli Stati membri.

In 50 anni l’Europa è molto cambiata e, oggi più che mai, in un mondo globalizzato in costante mutamento l’Europa del XXI secolo è chiamata a misurarsi con grandi temi come la globalizzazione dell’economia, l’evoluzione demografica, i cambiamenti climatici, l’approvvigionamento energetico e le nuove minacce che gravano sulla sicurezza.
Di fronte a queste grandi sfide gli Stati membri devono assumere uno sforzo collettivo a livello europeo, creando strumenti efficaci e adatti non soltanto al funzionamento di un’Unione europea recentemente passata da 15 a 27, ma anche alle rapide trasformazioni del mondo attuale. È questo l’obiettivo del Trattato di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007 in Portogallo all’interno di una conferenza intergovernativa ai cui lavori hanno partecipato anche la Commissione e il Parlamento europeo. Un accordo contenente nuove regole che hanno richiesto non solo un ammodernamento delle istituzioni e dei loro compiti, ma anche un rafforzamento della legittimità democratica, consolidando i valori fondamentali che sono alla base.
Tenendo conto delle evoluzioni politiche, economiche e sociali e volendo rispondere alle aspirazioni degli europei, il Trattato di Lisbona è stato ratificato da ciascuno dei 27 membri dell’UE. L’Italia, in particolare, ha apposto la sua firma l’8 agosto del 2008 mediante voto parlamentare eppure questo accordo così importante risulta ancora sconosciuto alla maggior parte dei cittadini, soprattutto alle giovani generazioni.
Sul piano pratico, dalla sua entrata in vigore il 1° dicembre 2009 ad oggi, il Parlamento e la Commissione europei sono ormai in grado di poter far sì che questo accordo esplichi tutte le sue funzioni e potenzialità. Ad esempio, rispetto alla crisi economica che sta interessando tutto il globo e alle grandi problematiche legate all’Europa, il testo non solo rafforza la coesione, ma dota l’Unione di un quadro giuridico e degli strumenti necessari per rispondere alle esigenze di democraticità, trasparenza ed efficienza, garantendo al tempo stesso i diritti fondamentali e i valori di libertà, solidarietà e sicurezza.
Novità essenziale del Trattato è, inoltre, il rafforzamento del ruolo e dei compiti del Parlamento europeo grazie al quale quest’ultimo gode del potere di co-decisione con il Consiglio, che garantisce un posizione di parità tra le due istituzioni, e della possibilità di avvicinarsi di più ai cittadini mediante un ampliamento delle materie costituzionali, che vanno dallo sport al turismo fino a comprendere tutte quelle attività di immediata ripercussione sulla vita dei singoli.
Se è vero che rispetto al 2010 la crisi economica rimane la nota più forte che ha contraddistinto il primo anno del Trattato di Lisbona; sono state numerose, infatti, le difficoltà da fronteggiare e le decisioni da assumere nei confronti di alcuni Paesi come Grecia, Spagna e Portogallo. Al tempo stesso, sono state introdotte importanti cambiamenti: una definizione più chiara delle competenze tra Stati e Unione, un aumento dei poteri del Parlamento eletto direttamente dal popolo e la crescita dei poteri dei Parlamenti nazionali che partecipano ai processi decisionali. Per la prima volta quest’ultimi vengono considerati parte integrante della vita democratica dell’Unione europea. Appositi provvedimenti, infatti, consentono alle Assemblee di partecipare attivamente ai lavori dell’Unione. In particolare, i parlamenti fungono da custodi del principio di sussidiarietà, secondo cui ogni decisione va presa al livello più vicino ai cittadini con un controllo costante sull’opportunità di procedere a livello comunitario, tenuto conto delle possibilità offerte a livello nazionale, regionale o locale. I parlamenti nazionali, infine, hanno il potere di intervenire nella fase iniziale dell’iter legislativo europeo prima che una proposta venga esaminata in dettaglio dal Parlamento e dal Consiglio dei ministri.
Il Trattato, oltre ad aver introdotto questi nuovi strumenti e rafforzato la solidarietà tra gli Stati membri, ha potenziato un altro elemento anch’esso essenziale per l’Europa, il principio della democrazia, appiattendo quell’enorme distanza che divide i cittadini dalle istituzioni.
E ancora. E’ stata resa migliore la visibilità dell’Europa verso l’esterno attraverso la definizione di principi e obiettivi comuni, quali lo Stato di diritto, l’universalità e l’inscindibilità dei diritti dell’uomo, le libertà fondamentali, il rispetto della dignità umana e i principi di uguaglianza e solidarietà. La maggior parte delle disposizioni che nei precedenti trattati disciplinavano le relazioni esterne vengono riunite adesso nel nuovo trattato sotto un’unica voce: il Servizio Europeo di Azione Esterna, presieduto dall’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, una figura ormai riconoscibile sullo scacchiere mondiale.
Finora, dunque, la nascita del Trattato di Lisbona e il suo primo anniversario nel 2010 hanno dimostrato che l’Europa ha saputo darsi delle istituzioni e degli strumenti adeguati al numero dei suoi soci. Ora la priorità rimane la sua applicazione, vale a dire, rendere concreti i cambiamenti, operazione sicuramente difficile, soprattutto per il Parlamento che dovrà mediare e conciliare le diverse interpretazioni ricercando un ottimale equilibrio mediante un dialogo ad ampio spettro tra i singoli Stati, le istituzioni e le varie lobby, come l’industria, dotate ognuno di propri interessi.
Restano ancora numerosi gli aspetti da definire, tanti i tasselli che andranno a riempire questo grande mosaico chiamato Trattato di Lisbona, in primis l’intervento sempre più forte dei cittadini per costruire la loro Europa.
La volontà e le prospettive adesso esistono concretamente grazie al quadro di riferimento che la Comunità europea si è data per andare avanti. Esiste, inoltre, la possibilità di avere più Europa “politica” grazie alla solidarietà tra Stati e alle strutture di Lisbona che stanno dimostrando di saper affrontare e reggere la crisi dell’euro, la nostra moneta unica costantemente sottoposta agli attacchi della speculazione.
Quella attuale è certamente la fase in cui si stanno aggiustando le cose alla ricerca del miglior equilibrio e il Parlamento sta recitando un ruolo di rilievo che merita, per il futuro, una adeguata conoscenza da parte dei singoli. A tal proposito, dalla fine del 2011 dovrebbe entrare in uso il nuovo strumento di “iniziativa popolare” introdotto dal Trattato che servirà a dare ai cittadini dell’Europa una voce in più nell’Unione. Secondo questa nuova disposizione di democrazia partecipativa un milione di cittadini provenienti da un numero significativo di Stati membri potranno prendere l’iniziativa di invitare la Commissione a presentare una proposta su questioni per le quali reputano necessario un atto giuridico dell’Unione. I dettagli della procedura saranno definiti con un’apposita normativa e gli Stati membri avranno dodici mesi per trasporre le nuove regole nella loro legislazione nazionale.

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Viviana Laudani

Viviana Laudani è nata a Paternò il 12 aprile 1984. Nel 2009 ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Perugia, con una tesi sulla questione tibetana e i suoi rapporti con il governo cinese. Ha collaborato con diverse testate, fra cui Il Giornale dell’Umbria. E’ stata responsabile dell’ufficio stampa di un’associazione culturale con sede a Perugia. Ha acquisito esperienze nell’ambito della comunicazione anche grazie alla collaborazione con il Co.Re.Com Umbria. Dopo la parentesi televisiva che l’ha vista impegnata in Mattino Italia in onda su Canale Italia, è approdata alla redazione di Eurotg, un format dedicato alle attività del Parlamento europeo e delle istituzioni comunitarie, in onda su Class News e Class CNBC, per cui ha lavorato come redattrice e inviata. Attualmente collabora per l'agenzia di stampa PrimaPaginaNews.