Sigarette e Libertà

Il racconto di un pomeriggio trascorso al campo di accoglienza dei profughi tunisini a Palazzo San Gervasio (Pz)

Sono giovani, alcuni giovanissimi, ed hanno il volto di chi ha solo fame di libertà. Sono i quasi 500 profughi tunisini giunti in Basilicata ed accolti nel campo di Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza. ” Sigaretta?” è la prima domanda che ci pongono appena entriamo in contatto con loro, un contatto filtrato dalla recinzione che divide noi da loro, loro dalla libertà.

Nel campo di Palazzo l’accoglienza è stata ed è molto dignitosa, rispettosa della cultura e delle primarie esigenze dei ragazzi di Tunisi. La vita scorre lenta, l’attesa per un temporaneo permesso di soggiorno è vissuta tra una partita di calcio con delle porte improvvisate ed una chiacchierata con i reporter che ormai stazionano li da diversi giorni. Ottimo è il lavoro che sta svolgendo la CRI lucana, così come lo è quello che stanno facendo le forze dell’ordine impegnate a vigilare e a tenere sotto controllo la vita nel campo. A loro, credo, va dato un sincero grazie per il lavoro straordinario che stanno facendo in una  situazione certamente non facile.

Sono giovani, dicevamo, hanno gli occhi di chi ha vissuto il dolore della partenza, dell’allontanamento dagli affetti e dalla propria casa. I loro occhi cantano voglia di libertà, di normalità, di futuro, di vita nuova. “E’ così sottile il bilico tra la costruzione e la distruzione da sembrare una cosa sola, un solo odio ed un solo amore”, canta Marco Parente nella sua incantevole “Gente in costruzione”, ed è proprio il costruire che sentiamo sulla nostra pelle e che abbiamo voluto immortalare in queste istantanee scattate in collaborazione con il nostro amico e autore Emiliano Albensi fotografo e giornalista professionista.

E percepiamo anche una bella sensazione, una certezza per chi è nato e vive da queste parti. La generosità della gente del Sud, di questo Mezzogiorno diverso, positivo, coraggioso che va raccontato ma che non trova spazio nelle pagine dei giornali nazionali, impegnate a distribuire fango e incenso al politico o all’imprenditore di turno. Di questo Sud nessuno racconta nulla, fa più rumore un’inchiesta (poi arenatasi sugli scogli dei due mari), una sfilata di vallette o altro. Eppure anche questa è l’Italia, la stessa che il 17 marzo in piedi cantava l’inno di Mameli, la stessa che questi ragazzi tunisini non hanno scelto come loro destinazione di vita perchè, dicono, vogliono andare in Francia…Un Paese europeo.

Dopo qualche scatto, qualche sigaretta ed una chiacchierata con i ragazzi, lasciamo il campo mentre il sole lentamente si abbassa ed illumina di tramonto il verde intenso e pulito di questo pezzo d’Italia. La voglia di libertà assale anche noi, in macchina non si parla di altro e c’è qualcuno che azzarda una triste ed amara battuta:”Loro almeno sono andati via dal loro Paese e Ben Ali l’hanno mannato a fanc…”. Mentre dalla radio il Gr ci informava sull’andamento dei lavori parlamentari.

foto di Emiliano Albensi (Lapresse)

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Sergio Ragone

Giornalista pubblicista, è  stato tra gli animatori della blogosfera politica nazionale ed oggi lavora come social media strategist.  Ha lavorato nelle maggiori agenzie di comunicazione lucane come consulente di comunicazione politica e web 2.0. Intervistato da Repubblica.it per il primo blog collettivo di impegno politico, ha collaborato con giornali e riviste online. Presentatore, ideatore e responsabile della comunicazione dell'Europa Barcamp ( il primo Barcamp itinerante sull'Europa), si occupa di Euromediterraneo con la fondazione Zefiro ed il centro Meseuro.  In Rete: http://about.me/sergioragone