LA BARBIE ESPIATORIA
Se Barbie fosse vera, non ce ne sarebbe più per nessuna. Con i tempi che corrono, poi, a qualcuno verrebbe anche in mente di nominarla sottosegretario per la diffusione del tubino nero.
In realtà, la bambola più amata e allo stesso tempo più vituperata del mondo, nella vita vera sarebbe un “freak”. Alta un metro e 80, misure 99-45-83, due gambe come stecchini e spalle da Frankenstein: lo dimostra una studentessa americana che, superata l’anoressia, vuole dimostrare alle sue coetanee quanto siano sbagliati i modelli estetici che vengono proposti alle donne, sin da bambine. Ed eccola, ex cheerleader, bionda e spigliata, che mostra in tv la sua Barbie a grandezza naturale, così brutta che neanche lo stomachevole show dei record di Mediaset la mostrerebbe in tv (o forse si). Il mostro è stato creato per un concorso sui disordini alimentari e rispetta fedelmente le proporzioni della bambola Mattel. Il video lo trovate su Repubblica TV
L’idea è d’impatto. Ma forse un pochino strumentale. Non mi occupo di disturbi dell’alimentazione per mestiere, ma credo che avrei difficoltà a trovare qualcuna che si è ammalata perchè “voleva essere Barbie”. C’è una grande ipocrisia quando si parla di disturbi legati al cibo: che sia colpa della moda, della tv, delle riviste e di Photoshop.
Ritengo – con la dovuta delicatezza che il tema merita – che una persona (uomo o donna, non importa) che sviluppa un rapporto conflittuale con il cibo lo faccia principalmente perchè ha un disperato bisogno di attenzione. Un bisogno che non siamo più in grado di esprimere a parole, perchè, prima che di anoressia siamo un popolo di malati di alessitimia, ovvero l’incapacità di verbalizzare e persino di riconoscere i nostri sentimenti. Che non possiamo che esprimere attraverso il medium più potente che possediamo, cioè il nostro corpo, modificandolo, alterandolo, fino – come nel caso dell’anoressia – oltre i limiti della malattia. Riflettendoci potrebbe essere lo stesso principio per cui una donna si riempie di botox e silicone fino a scoppiare: per l’incapacità di esprimere la sua sensualità in maniera complessa.
Non diamo la colpa alle modelle, alla moda, o alla povera Barbie, che per molte di noi è stata la chiave di volta per imparare a inventare e raccontare storie. Chi cerca di proteggere le povere fanciulle da modelli estetici irreali ha poca fiducia nell’intelligenza umana. E nella profondità dei pensieri di chi si sente a disagio non rispetto ad una bambola ma rispetto al mondo intero.
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