Mercato unico: dall’Europa 12 cantieri per il 2012
La Commissione Ue ha adottato l‘Atto per il mercato unico per rilanciare la crescita tra gli Stati membri
Nell’ultimo ventennio la crescente integrazione economica dell’Unione europea è stata uno dei principali motori dello sviluppo e dell’occupazione in Europa, in quanto hanno favorito una sempre maggiore libertà di circolazione a persone, merci, servizi e capitali. Dal 1992 infatti il mercato unico ha apportato enormi benefici e creato nuove opportunità sul piano occupazionale. Nonostante tutto, l’economia dell’Ue non ha ancora sfruttato pienamente le opportunità offerte dalla scomparsa delle barriere. Se da un lato, infatti, la maggior parte dei 27 paesi membri continua a rispettare i termini per il recepimento della normativa europea sul mercato unico nei loro ordinamenti nazionali – stando ai dati più recenti, negli ultimi sei mesi è rimasta stabile allo 0,9% la media delle direttive sul mercato interno non ancora recepite nel diritto nazionale nonostante siano scaduti i termini di attuazione – , dall’altro la crisi economica continua a minacciare quel clima di fiducia che dovrebbe contribuire a stimolare la crescita e la competitività. In alcuni settori, addirittura, non esiste un mercato europeo veramente integrato. Lacune legislative, ostacoli amministrativi e talvolta un’applicazione insoddisfacente delle norme impediscono di sfruttare pienamente le potenzialità di questo mercato unico.
Nasce da qui il cosiddetto ‘Atto per il mercato unico’: un documento adottato dalla Commissione europea che prevede al suo interno una serie di misure volte a colmare le carenze e rilanciare il mercato unico per il 2012, anno in cui ricorre il ventesimo anniversario dell’istituzione del mercato unico. Sulla base dei contributi raccolti nel corso di quattro mesi di dibattito pubblico, nonché dei pareri e delle conclusioni delle istituzioni europee, la Commissione ha identificato dodici leve per rafforzare la fiducia dei cittadini e stimolare crescita, competitività e progresso sociale.
Prima fra tutte, agevolare l’accesso delle PMI ai finanziamenti consentendo ai fondi di venture capital di investire in qualsiasi paese dell’UE. Si tratta di una leva fondamentale per oltre 20 milioni di piccole e medie imprese europee, che, in assenza di finanziamenti, spesso faticano ad assumere personale, lanciare nuovi prodotti o rafforzare le loro infrastrutture. La seconda leva prioritaria consiste nel rivedere la normativa sul riconoscimento delle qualifiche professionali nell’Ue per ridurre gli ostacoli a trovare lavoro in un altro paese. Nel 2009 5,8 milioni di europei (2,5% della popolazione attiva dell’Unione) lavoravano in un altro Stato membro. Una maggiore mobilità della manodopera qualificata consentirebbe all’economia europea di essere più competitiva. Ciò è tanto più urgente se si considera che numerosi posti altamente qualificati non sono coperti. Per eliminare gli ostacoli giuridici che ancora impediscono agli europei di lavorare dove desiderano, la Commissione intende modernizzare le regole di riconoscimento delle qualifiche professionali, in modo da semplificare le procedure, riesaminare l’ambito delle professioni regolamentate e rafforzare la fiducia e la cooperazione tra gli Stati membri, in particolare attraverso una carta professionale europea. Terza priorità dell’Atto per il mercato unico, già delineata, riguarda la creazione di un brevetto unico europeo per la proprietà intellettuale e le invenzioni, volta a ridurre i costi e le formalità per le imprese. La proprietà intellettuale è altrettanto importante nelle materie prime o a base industriale: tra il 44% e il 75% delle risorse delle imprese europee sono ad essa connesse. Si tratta di un forte vantaggio comparativo dell’Unione. È pertanto essenziale per la competitività europea stabilire una protezione unitaria delle invenzioni tramite brevetto, per il maggior numero possibile di Stati membri, con l’obiettivo di rilasciare i primi titoli unitari nel 2013. Gli altri cantieri aperti si muovono su: 1. individuazione di procedure per risolvere le controversie in via amichevole quando i consumatori incontrano problemi dopo aver acquistato merci o servizi in un altro paese dell’Ue, anche via Internet. Questi sistemi sono essenziali per il commercio online, laddove proprio una maggiore fiducia dei consumatori nel commercio elettronico transfrontaliero produrrebbe vantaggi economici valutati a 2,5 miliardi di euro; 2. introduzione di norme europee per il settore dei servizi; ottimizzazione delle infrastrutture dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni, colonna vertebrale del mercato unico, individuando le reti strategiche su cui effettuare investimenti mirati; 3. adozione di una legislazione sul riconoscimento reciproco dei metodi di identificazione e autenticazione elettronica per incentivare l’uso di Internet fra privati, imprese e amministrazioni pubbliche; 4. agevolazione dell’imprenditoria sociale attraverso fondi di investimento per le imprese che svolgono attività con finalità sociali, etiche o ambientali; 5. adeguamento della tassazione sull’industria energetica agli obiettivi dell’UE in materia di clima ed energia; 6. rafforzamento delle norme sui lavoratori distaccati dalle loro imprese in un altro paese dell’UE; 7. semplificazione dei principi contabili per le imprese e riduzione della burocrazia, con particolare attenzione per le piccole imprese; 8. facilitazioni per la partecipazione delle piccole imprese agli appalti pubblici in altri paesi dell’Ue; 9. regolamentazione fiscale dell’Ue che non è più adeguata alla realtà del mercato unico del XXI secolo, né alle sfide dello sviluppo sostenibile. La Commissione propone pertanto anche una revisione della direttiva sulla fiscalità dell’energia per assicurare un trattamento coerente delle diverse fonti di energia, per tenere conto maggiormente del contenuto energetico dei prodotti nonché delle loro emissioni di CO2.
Ciascuna leva è accompagnata, a sua volta, da altre suggerimenti e iniziative in merito ai quali la Commissione si impegna a presentare proposte nei mesi a venire per giungere ad un accordo finale del Parlamento europeo e del Consiglio entro la fine del 2012. I dodici ‘cantieri’ che daranno un nuovo impulso decisivo vanno dalla mobilità dei lavoratori ai finanziamenti per le piccole e medie imprese, alla protezione dei consumatori, passando per i contenuti digitali, la fiscalità e le reti transeuropee. Tutti con un’unica finalità: facilitare la vita alle imprese, ai cittadini, ai consumatori e ai lavoratori, i protagonisti del mercato unico appunto.
Allo scadere del termine prefissato (2012) la Commissione farà il punto sullo stato di avanzamento del piano d’azione e presenterà il suo programma per la prossima fase. La riflessione sarà stimolata da un grande studio economico i cui risultati dovrebbero permettere di identificare le nicchie dove sussistono ancora potenziali di crescita non sfruttati e di individuare eventualmente nuove leve per la crescita.
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