Meno male che Giorgio c’è
Il Presidente Napolitano è molto amato e lo sa. Nonostante i patetici tentativi di delegittimazione fatti da qualche giornale, che si diverte persino a ironizzare sulle lacrime di commozione nel giorno del ricordo delle vittime del terrorismo, ogni suo intervento richiama folle di persone e diventa l’occasione per ribadire, anche in questi giorni bui della Repubblica, i più alti valori istituzionali e la necessità che si instauri un clima favorevole al dialogo tra le parti politiche.
L’ultimo bagno di folla a Firenze, in occasione di una delle tante manifestazioni per i festeggiamenti del 150mo dell’Unità d’Italia. «Faccio quello che posso e che devo fare secondo la Costituzione», ha detto il capo dello Stato incontrando gli studenti universitari nel Salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio, mentre gli veniva tributata una standing ovation. «Sento la responsabilità e la fiducia degli italiani di tutte le idee politiche e di tutte le condizioni sociali».
Con questa premessa, sempre nel caso ve ne fosse bisogno, Napolitano affronta tutti i temi caldi, a partire dal ruolo del Parlamento. «In Italia il Parlamento non è condannato né destinato a sparire né a un esercizio povero e meschino delle sue facoltà», ha detto rispondendo alla domanda di uno studente. Riferimento ad alcune forze pseudo revisioniste certo, ma in realtà un discorso molto più ampio che non rimane nell’astratto e che contiene anche un indirizzo morale quando specifica: «Esiste il problema di riqualificare i Parlamenti ed i parlamentari nazionali. In Gran Bretagna per piccole cose i parlamentari si sono dovuti dimettere. Ma noi abbiamo una scala di giudizio un po’ diversa e per questo motivo tutto quel clamore ci può sembrare eccessivo…». A questo proposito molti ricordano le dimissioni “volontarie” di un deputato tedesco che confessò, messo alle strette, di aver copiato la tesi di laurea, e molti forse ricordano anche che una neo sottosegretaria dell’attuale governo poco tempo fa fu impietosamente sbugiardata da una prestigiosa università dopo aver millantato un Master. «Io credo – ha puntualizzato il Presidente – che ci sia la questione di rilanciare il ruolo del Parlamento nazionale». Come non essere d’accordo, altro che modifiche alla Costituzione.
Sempre in tema di rappresentanza politica l’altro punto affrontato è quello della scarsa presenza delle donne, nelle istituzioni e nei ruoli decisionali: «A vedere le piccole percentuali di donne elette in Parlamento in Italia cadono le braccia» ha detto Napolitano. Un metodo «sbrigativo ma efficace» quello delle quote rosa, ma in suo luogo sarebbe molto «meglio dare prove collettive di impegno». C’è un problema generale di sottorappresentanza femminile «ma il punto più nero è la rappresentanza nel Parlamento». Dare più spazio alle donne significa anche riconoscere, ha concluso, i loro meriti, «vorrà pur dire qualcosa il fatto che siano sempre di più le donne a vincere in maggioranza nei concorsi pubblici, anche nell’ultimo concorso in magistratura».
A pochi giorni dalle elezioni amministrative arriva anche un forte richiamo sull’unica riforma il cui cammino sta procedendo senza intoppi, quella del federalismo fiscale, sulla cui applicazione tuttavia rimangono forti lacune (si pensi ai “costi standard”, ancora non definiti). Secondo il capo dello Stato, «per andare verso un sistema delle autonomie che comprenda anche aspetti di federalismo non ci si può limitare al campo fiscale. Occorre anche una Camera delle Regioni e delle Autonomie per corresponsabilizzare i rappresentanti locali e regionali sui problemi del bilancio pubblico». In ogni caso, «restano da misurare gli effetti sociali» dei decreti attuativi del federalismo anche ricorrendo a «correttivi necessari». Quello che è certo, ha però evidenziato, è che «se si vuole andare verso un autonomismo che raggiunga anche aspetti di federalismo non ci si può limitare solo all’aspetto fiscale».
Positivo poi il decentramento di funzioni e di competenze amministrative, ma, con un occhio ai livelli dello scontro politico, il capo dello Stato ci tiene a ricordare che «occorre tener ferme alcune esigenze fondamentali di salvaguardia delle strutture portanti di uno stato nazionale.
Nessuno può mettere in dubbio il ruolo del ministero degli Esteri e di quello dell’Interno e neanche scelte necessarie per la salvaguardia del nostro patrimonio di beni storici e culturali», ha detto Napolitano. «Ci sono delle funzioni che non possono essere frammentate, ci sono beni che non possono essere abbandonati all’arbitrio di gestioni locali», ha aggiunto. Puntualizzazioni largamente condivisibili.
Con mente lucida e pragmatismo umano, oltre che istituzionale, il Presidente Napolitano sta dando prova di notevoli capacità, che gli valgono l’affetto e la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani (ben 9 su 10 secondo gli ultimi sondaggi). Un consenso politicamente trasversale, vivo, autentico e che fa piacere vedere nelle strade, nei teatri, sull’Altare della Patria e sui monumenti alle vittime del terrorismo. Un affetto che vale di più, nell’anno in cui festeggiamo, non senza sorpresa, i primi 150 anni dell’unità del nostro Paese. Meno male che Giorgio c’è.
Related posts:







Comments
Powered by Facebook Comments