Contro l’omofobia.
È stata lunga, è ancora lunga, sarà ancora in salita. Ma, quando sei nato, non puoi più nasconderti. E così, finalmente, il grande partito contenitore del riformismo all’italiana, sembra essersi mosso per mobilitarsi e avviare un dibattito su una delle maggiori deficienze presenti nel panorama giuridico italiano: una legislazione per la tutela e la promozione di tutte le diversità, di tutti i progetti di vita, di tutte le aspirazioni legittime di ogni singola cittadina e cittadino.
Legislazione che dovrà prevedere strade e strumenti diversi, una legge sulla omo e trans fobia è e deve essere solo il primo atto, ma che dovrà ricadere all’interno di un più complesso e unitario percorso.
E proprio questo è quello che sembra emergere dalla chiamata in piazza che il Partito Democratico romano, con il forte sostegno di quello nazionale, ha voluto lanciare lo scorso venerdì 20 maggio.
Si parte dunque dal sostegno massiccio e unitario alla legge contro l’omofobia che inizia il suo iter parlamentare.
Si parte con una mobilitazione di piazza: 6 ore, in una delle più importanti piazze romane, con un programma coraggioso che non lascia la passerella ai politici, ma che vuole coinvolgere la popolazione partendo dalla sensibilizzazione. Sul palco gli unici politici sono stati Paola Concia, riferimento simbolico e politico della legge, Sandro Gozi, che da tempo si spende per costruire quel ponte tra Europa e Italia in tema di legislazione per i diritti civili e i padroni di casa del Partito democratico romano con il segretario e la coordinatrice del PD Rainbow – consulta per i diritti civili del PD Roma.
Si parte da Roma, da quella città che sta recuperando, con il PD, quella inevitabile e importantissima dimensione di laboratorio e di pressione anche a livello nazionale. Si è partiti, proprio da Roma, con una manifestazione fortemente voluta e pensata, frutto del lavoro, iniziato subito dopo il congresso di novembre (e in nuce già durante la scorsa Festa dell’unità cittadina), di una consulta, il PD Rainbow, che da mesi si occupa di elaborare e proporre idee e strategie per il riconoscimento dei diritti civili sul territorio romano.
Insomma, il PD, guidato simbolicamente e sostanzialmente dal lavoro che si svolge nella federazione romana, sta cambiando atteggiamento, sta osando, forse. E per superare le difficoltà interne, gli steccati e spesso le prese di posizione pretestuose, agisce allo scoperto, chiama la piazza, manda un segnale fuori e dentro il partito per far conoscere qual è il sentimento diffuso a cui ci si debba riferire. E lo fa come lo ha fatto nel suo passato recente, a Roma come in altri parti d’Italia, riconoscendo la dignità dei temi legati ai diritti civili come temi fondamentali per un progetto realmente riformista, lo fa come lo ha fatto per la scuola, per la lotta alle mafie, per la ricerca universitaria, per il lavoro, per i referendum.
Lo fa proponendosi come connettore di percorsi e di istanze, invitando altre forze politiche e le associazioni che da sempre si occupano di questi temi, ma con una nuova impronta, con una nuova intenzione e responsabilità: non più una delega, spesso di comodo, su temi così importanti, ma un lavoro comune, una proposta politica che viene dal partito e che ha nel partito la sua culla e che chiede alla cosiddetta società civile, al mondo dell’associazionismo e ai singoli cittadini, confronto e supporto.
La politica che torna protagonista e che coinvolge in primis il mondo della cultura e l’inter cittadinanza, unendo le rivendicazioni ai luoghi e alle persone. La scelta di Piazza Navona, il susseguirsi sul palco di scrittori, attori, comici, gruppi musicali, soprattutto romani, in una kermesse che ricordasse ai cittadini l’esigenza di muovere anche i propri corpi per difendere le proprie battaglia.
Ecco cosa c’era in quella piazza, insieme al mondo della cultura, insieme ai giovani, insieme alle cittadine e ai cittadini romani, ai turisti e ai politici: una nuova consapevolezza e una nuova responsabilità. Senza negare le difficoltà interne, senza chiudere gli occhi di fronte all’ostruzionismo ideologico che la legge Concia avrà in Parlamento, ma un nuovo impegno, ormai necessario e inevitabile, perché la spinta riformista di cui il PD vuole essere motore e aggregatore, sia davvero di stampo europeo.
Ora, che il testo è stato bocciato con l’indignazione di alcuni, ora che le dichiarazioni hanno fatto il loro corso su comunicati stampa e media, ora che la piazza ha dato un chiaro segnale, occorre realmente capire chi in Parlamento o fuori si assumerà la responsabilità di non seguire il PD, ma con lui tutte le forze civili e progressiste del nostro Paese, in una battaglia per il riconoscimento di una piena cittadinanza a favore di tutte el cittadini e i cittadini. E ancor più, chiunque lo faccia, dovrà spiegare in maniera circostanziata perché in un paese come l’Italia si possano ancora tenere in piedi alcune discriminazioni. Si dovrà spiegare a quella piazza e a chi la guarda, come mai si voglia impedire una crescita civile del nostro Paese e secondo quali ideologie o superstizioni allargare l’alveo dei diritti di uno possa comportare la minima contrazione dei diritti di un altro.
[Ora la legge contro l’omofobia sarà discussa alla Camera dei Deputati nel testo presentato dal PD, precisamente da Soro, e il testo di Anna Paola Concia verrà presentato come emendamento di minoranza dopo che la Concia si è dimessa dal ruolo di relatrice in seguito alla bocciatura di giovedì 19 maggio in Commissione Giustizia della Camera dei Deputati]
Related posts:







