Nessuno osò tanto [ovvero della legge sul fine vita]

Nessuno, credo, osò tanto. Impedire all’uomo di disporre della propria volontà. Si badi bene, della propria volontà prima ancora della propria vita, che pur sarebbe legittimo.

La legge approvata alla Camera dei Deputati e ora rinviata al Senato è una legge illiberale, una legge che va contro il paziente, annulla la sua volontà riducendola a orientamento e investe non di una responsabilità, ma di un peso le professionalità di medici e giudici che verranno sommersi di richieste di pronunciamento su quanto non compete loro. Compete a Dio, qualunque, per chi crede, compete alla propria inviolabile volontà per chi non segue i dettami di alcuna sensibilità religiosa.

Questo Governo ha licenziato una legge degna delle peggiori dittature del novecento, frutto delle peggiori dottrine politiche, totalizzanti. Ingiuste allora come oggi. Fuori dalla storia.
La posizione delle opposizioni, però, è stata ambigua, oscillante, a mio parere, tra buonsenso e viltà.

Buonsenso quella espressa dal Presidente PD Bindi (che non è proprio a me vicina politicamente ed eticamente, ma di cui nutro rispetto politico …) che ha chiaramente spiegato come il voto sensato per rispondere a questa legge sarebbe stato quello contrario. Motivato dall’impianto della legge, in primis, che è quello che il legislatore deve guardare. Motivato dalle questioni etiche che non possono essere trattate con urgenza, arroganza, sensazionalismo, emozione o, peggio ancora, con la pressione di alcuni poteri che influenzano.

Viltà, da quel gruppo di parlamentari dell’opposizione che si sono astenuti, con la scusa che nessuna legge dovrebbe regolare queste questioni. E qui si assomma l’irresponsabilità di una classe politica. Non era la questione della gestione del proprio fine vita, non era il giudizio sull’opportunità di disporre del proprio corpo quando la nostra volontà verrà, clinicamente, meno, che doveva, e deve, essere legiferata.
La legge, in questi come in altri casi, deve legiferare per assicurare a ciascun cittadino di poter disporre, ancora, della propria volontà e di poter decidere come porre fine ai suoi giorni in caso di malattie o condizioni terminali.
Lo stato non può non legiferare laddove esistano diverse sensibilità. Proprio in questi casi, anzi, lo Stato deve esprimersi per tutelare tutte(!) le sensibilità riportando le scelte lecite di ciascuno nell’alveo della legalità. Quello che hanno avallato questi parlamentari è il farwest, dannoso quanto questa terribile legge.

Il PD ha, per erroneamente, lasciato libertà di voto avallando questa distorsione invece di impegnarsi a una vera ricerca, discussione e elaborazione di qualcosa che garantisca in pieno il rispetto delle convinzioni di ciascuno. Non è impedendo di morire dignitosamente e mettendo all’angolo famigliari, medici e giudici, che si tutelerà la vita umana.

Provenendo da una tradizione cattolica, valutandone il Carisma prima ancora che le regole ‘istituzionali’, spesso mi sono posto alcune domande e la risposta torna sempre lì: posso decidere, e voglio decidere, personalmente della mia vita, ma impegnando politicamente perché ciascuno possa fare altrettanto [e, ripeto, in questo caso aggiungendo che oltre la volontà del malato, andavano tutelati anche serenità e libertà d’azione di magistrati e medici].

Forse, guardando oltretevere, come si suol dire, sento più coerenti e vicine le parole del passaggio parlamentare dell’on.Bindi << a quale antropologia state ispirando questa vostra legge? Non certo a quella liberale, non certo a quella cristiana: perché il fondamento del rapporto tra Dio di Gesù Cristo e gli uomini è la libertà della persone>>, piuttosto che l’opinione di chi si è astenuto dicendo che << è una legge che ‘non doveva essere’, una legge che si colloca oltre un limite che il legislatore non avrebbe dovuto varcare>>.

E, nonostante i detrattori, la prima e non la seconda è la direzione in cui si muove questo nostro tempo e, mi sembra, questo PD.

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Riccardo Camilleri

Classe '81, ha studiato, praticato, testato e tentato in vari campi. Si occupa di comunicazione politica ed è l'uomo della comunicazione dell'associazione di promozione sociale Elisso. Lavorare per il no profit, per lui, significa dare la possibilità di far conoscere e sensibilizzare su questi temi. Scrive, per lavoro e per passione, per siti, giornali online, campagne di comunicazione e istituzionali, girovaga nel web e crede ancora nella politica, quella delle idee coraggiose, quella che rompe le scatole, quella che sta tra le persone e prova a coinvolgere ed è membro della Direzione del PD Roma. Si può trovare da Elisso, al circolo del Pd Marconi, a una manifestazione per i diritti LGBT, sempre con i suoi occhialetti, la sua sigaretta e un paio di idee che già gli frullano in testa.