Moderati e baracconi, chi è chi?
Paola Concia e la sua compagna hanno celebrato il loro matrimonio in Germania, diventando una coppia legalmente riconosciuta. Un matrimonio che per lo stato italiano non esiste e che ha inevitabilmento scatenato un dibattito nel nostro Paese. L’onnipresente Daniela Santanchè non poteva astenersi dal commentare, con delle argomentazioni che di politico, come sempre, non hanno nulla. In corsivo, le dichiarazioni rilasciate a Klau Davi, durante Klauscondicio. Sotto, delle banali osservazioni.
“Tutte queste robe qua, certi eccessi dei gay pride come anche il matrimonio di Paola Concia mi sembrano baracconate molto lontane dai gay moderati che sono la stragrande maggioranza della comunità, sono cose che danno fastidio”
Definire baracconata un matrimonio come quello di Paola Concia è fuori luogo e strumentale. Cosa c’è di eccessivo in due persone che si presentano in Comune, di fronte ai loro amici e allo Stato, promettono di stare per sempre insieme e dopo fanno una festa, non riesco davvero a comprenderlo. Sono molto più baraconi certi matrimoni “tradizionali”, con fuochi d’artificio, carrozze trainate da cavalli, spose che atterrano in elicottero e 5000 invitati con esclusive vendute ai giornali. Matrimoni alla quale la Santanchè è avvezza a partecipare e che sono, francamente, molto lontani dalla maggioranza degli eterosessuali “moderati” che invitano 100 amici e parenti e non spendono centinaia di migliaia di euro per giurarsi amore eterno (finchè dura).
Cosa siano poi, i gay moderati, non è dato sapere. Forse chi indossa una t-shirt maculata è un gay estremista, pronto a irrompere su un autobus con una bomba-litter per “gayzzare” gli etero presenti? Allora ci sono anche gli etero estremisti, i malati di testosterone, i serial-machos. Quelli, la moderata Santanchè, non li condanna?
“Suggerisco alla Concia che è una donna capace e intelligente di trovare altre strade più politiche, più indirizzate verso il perseguimento dei diritti individuali le sua battaglie e di non cedere a strategie autopromozionali”
Le strade intraprese dall’on. Concia per il riconoscimento dei diritti civili alla comunità GLBTQ le conosciamo tutti, anche se non abbiamo uno scranno in Parlamento. Il sottosegretario Santanchè forse, tra un’ospitata e un’intervista, si è persa qualche passaggio. Come la recente bocciatura della legge che avrebbe introdotto l’aggravante di omofobia ai reati penali, sostenuta anche dal Ministro Carfagna. La volontà di Paola Concia di rendere pubbliche le foto del suo matrimonio e di raccontare a Vanity Fair la sua storia d’amore con la compagna non è autopromozione, perchè non si tratta di commercio. Trattasi di testimonianza, parola forse sgradita al sottosegretario, di sentimenti e di voglia di vivere una vita normale. Una vita normale, nella quale, se stai male, la persona che ami e che condivide tutto con te non venga allontanata da una stanza d’ospedale – per esempio – perchè “non è un parente”.
‘Ma secondo lei i gay si sentono rappresentati da questi eventi come il matrimonio della Concia?’, Santanchè ha risposto: “Per nulla, tutti i miei amici gay si sono sentiti completamente lontani e per niente rappresentati dal cosiddetto evento della Concia”. La Santanchè deve aver aperto una società che si occupa di sondaggi a nostra insaputa. E i suoi amici gay devono essere un campione ben rappresentativo della popolazione italiana, visto che le loro opinioni sono utilizzati come dato certo. A questo proposito giro una domanda alla neonata società “I sondaggi di Daniela”: quando la Santanchè ha dichiarato a Pomerigio 5 “insegniamo a baciarsi a casa, non in pubblico… in pubblico, ci ha stufati…” per commentare l’aggressione subita da due ragazzi che si stavano baciando per strada a Roma, come si sono sentiti?
Related posts:








Comments
Powered by Facebook Comments