It’s the end of the world (as we know it)
Correvo per strada. Non ho mai camminato così veloce, con una sacca su una spalla e una borsa sull’altra. Gli stivali sull’asfalto e un freddo già troppo freddo per me sulla faccia.
“Devo correre a casa, si consuma la storia e devo aprire la mia finestra sul Paese – il mio computer – accenderlo e vedere con i miei occhi il momento che aspetto da circa 10 anni” pensavo.
Nel 1994 avevo 9 anni. Mi piaceva un sacco Gommapiuma, c’era il pupazzo di Andreotti che cantava “non mi schiodo” sulle note di Non m’annoio. Mi faceva ridere. Mi piaceva anche il Bagaglino – quando ancora andava sulla Rai e un tizio tutto impettito entrava dicendo “Sono Bettino Craxi”. Poi ne arrivavano altri “Sono Gianni De Michelis, sono Ciriaco De Mita”. Le facce della Prima Repubblica per me erano quelle.
Non la conosco la politica prima di Berlusconi. Non direttamente, ovvio. Non so cosa sia fare una campagna elettorale senza di lui. Le ho fatte tutte dal 2001 ad oggi. Quando ho votato per la prima volta per la Camera era il 2006 e mi sono emozionata, anche se con le liste bloccate. Per colpa loro non ho mai potuto scegliere per chi votare.
Correvo, mi sembrava di impazzire. E ho capito che è quello che dobbiamo fare tutti, da adesso. Non cambia niente, le sue dimissioni lasciano tutto come sta. Non possiamo credere che per magia tutto si risolverà solo perchè lui se n’è andato. Questa è l’altra faccia del leaderismo. Dopo la morte di Mussolini, i fascisti sono rimasti dov’erano, non dobbiamo fare finta che non sia così.
Il Paese aspetta, come al suo solito, la soluzione che cada dal cielo.
Stavolta proviamo a metterci a correre, noi che abbiamo 20, 30 anni. Facciamo sì che queste dimissioni siano l’inizio simbolico della nostra Italia e non la fine di un incubo. Perchè se ci rilassiamo, l’incubo continuerà.
Tocca a noi, corriamo, con le borse pesanti sulle spalle perchè c’è un sacco di lavoro da fare. La prima cosa da rimettere in piedi è la Politica. Senza pupazzi di gommapiuma e imitatori da Bagaglino. Stavolta tocca a noi. Alziamo il culo dalla sedia. Twitter lo possiamo aggiornare dallo smartphone, mentre finalmente corriamo per costruire un Paese, con la presunzione gioiosa di essere migliori di quello che abbiamo visto negli ultimi anni.
It’ s the end of the world (as we know it). Abbiamo 5 minuti 5 di felicità. Mettiamoci al lavoro, finalmente.
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