La ricetta della felicità

Ho sempre pensato che la felicità fosse un attimo. Breve. L’ho capito un giorno in cui pensavo di averla raggiunta, come fosse una terra oltre l’oceano, o la finale di Wimbledon. Invece poi accade sempre qualcosa di inspiegabile. La felicità passa in secondo piano a favore di qualcosa generato dal caso: perdi il lavoro perché il tuo capo deve infilarci un parente, la tua fidanzata ha un altro perché nel frattempo ha raggiunto una labile e momentanea emancipazione, il pancreas si indebolisce e fa i capricci. C’è chi perde la felicità perché si è sporcato i pantaloni bianchi a una festa di compleanno, o per un tweet indesiderato. C’è chi la ritrova col suono di una monetina su un contenitore di latta, o col suono similare della vincita alla slot machine.

Una delle poche certezze dell’astrattismo è che la felicità non si può stappare, tanto meno bere. E che sorseggiare uno sgrassatore utilizzato per rimuovere il sangue dalle ambulanze non è la ricetta della felicità. Soprattutto mentre si mangia, considerato che consumare bibite dolci durante i pasti è un errore nutrizionale. Non lo dico io, lo dicono gli esperti. Suggerire di berle tutti i giorni al posto dell’acqua, così, per inghiottire il boccone, è un fatto criminoso: questo lo dico io.

Ora. Non so se esista un corrispettivo di zapping per il web. Nell’ipotesi in cui avessi già creato un neologismo simile, fammelo sapere. Dunque. Facendo zapping sul web, mi sono imbattuto in uno di quei blog intimi, che hanno ben poco di giornalistico. Generalmente sono molto creativi. La notizia spesso è scritta in fondo, un po’ per provocazione, e un po’ perché l’autore sfrutta al massimo l’occasione che ha per rivelare due o tre cose di sé al viaggiatore occasionale. E stacca lì due frasette nell’incipit per farlo innamorare. La blogger, Laura, è un’antichista. Gli antichisti di solito si cibano di libri, senza far caso alla crescita delle sopracciglia. Lei non sa che fare dopo la laurea. Come quelli che studiano ingegneria energetica e poi son costretti a fuggire all’estero, in paesi in cui si ricava energia dalle maree e non dal carbone.

È complesso lavorare con il passato in Italia, un Paese che non è nemmeno in grado di osservare il presente.
Laura è un’antichista che non può seguire il corso di Paleografia Greca a Pisa perché è stato cancellato. La mancanza di fondi è la causale. Non riesce a spiegarsi come sia possibile che a Cagliari, per esempio, venga dato credito a facoltà come Scienze della Felicità. Gli antichisti, per ovvie ragioni, si incazzano per questo genere di ingiustizie.

Il corso di laurea in teorie e tecniche di salvezza dell’umanità, della Facoltà di Scienze della Felicità, ha bisogno di 380 iscritti per partire. Attualmente gli iscritti sono un centinaio. La facoltà ha già annunciato che verranno organizzate delle lezioni di Francoecicciologia, Libertà, Follia, Tex Willer e altre bizzarrie. Massimo Deiana, il preside a capo della facoltà di Giurisprudenza di Cagliari assicura: «È una università serissima. C’è maledettamente bisogno di benessere e il presupposto è che la salvezza dell’umanità parta dalla salvezza del singolo». Tra i docenti compaiono persino nomi di fama mondiale: lo scienziato Gianluigi Gessa, Vittorio Sgarbi, il cabarettista Benito Urgu e le scrittrici Barbara Alberti e Michela Murgia.

Qualche anno fa a Bologna passeggiavo per le vie del centro. È una di quelle città italiane di cui si può avere nostalgia, anche semplicemente per il sapore intenso del lambrusco: una soluzione per superare la nostalgia di una città è innamorarsi di nuove città. Il lambrusco a Bologna è utile per mandar giù i tortellini giganti. Il lambrusco non è uno sgrassatore. Quel giorno c’è stato un attimo di felicità che ho scelto di raccontarti. Non è stato il frutto di alcuno studio, di alcuna tesi sostenuta in una palestra della mente, né di un allenamento propedeutico a combattere le brutture della vita. È un’esperienza che possono provare tutti a costo zero. Senza insegnanti o dispense sperimentali più vicine a un delirio che a una tavola di formazione.

Non avevo mai considerato il profumo intenso del pane caldo un ospite indesiderato, fuori luogo: davanti a me, una signora anziana tendeva un bicchiere bianco di plastica, lo stesso che si usa nei giorni di festa, o nei giorni in cui non si ha voglia di lavare le stoviglie. C’erano zero gradi, e le colava il moccio. Ho infilato nel piccolo bicchiere un pacchetto di fazzolettini bianchi e le monete che avevo in tasca. Quattro o cinque euro: il mio bilancio sociale di un anno. Lei mi ringrazia con un cenno con la testa: mi ha reso felice. Non avevo mai pianto e non ho mai più pianto per un tenero gesto di altruismo. Il giorno dopo ho chiesto alla tizia obesa della panetteria che fine avesse fatto la signora anziana, solita a elemosinare poco più in là. L’avevano trovata morta, di freddo. Il giorno dopo il fatto era sul giornale gratuito. Una breve in basso a sinistra.

La mia sensazione è che conosciamo troppo poco il passato per pretendere di essere felici. È un fatto culturale: studiare l’antichità, imparare dagli errori, potrebbe renderti più felice del sorso di una bevanda segreta, o di un dottorato in felicità. Anche perché se è vero che lavorare significa anche essere felici, non dimentichiamoci che è già difficile trovare un lavoro col dottorato delle merendine.

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Tomaso Ledda

Scrittore artigianale, blogger dai tempi del cinquantasei kappa, ha due romanzi e un diario intimo nel cassetto. Ci tiene a sottolineare che saranno pubblicati solo quando sarà il momento. È uno dei fondatori di Articolo21, il primo giornale d'informazione gratuito distribuito in Sardegna, dove ogni mese centosessantamila lettori si danno appuntamento. È nato nell'ottantacinque, insieme al desktop publishing, ma solo sedici anni dopo si ritrova ad avere a che fare con l'impaginazione di un giornale. Dopo quattro anni di grafica editoriale e un laboratorio di giornalismo, abbandona le gabbie e si specializza in marketing, web e social media. Nel frattempo scrive un centinaio di articoli in diverse testate. Offline si occupa di comunicazione d'impresa, sviluppo strategie di prodotto editoriale, consulenza sulla scelta del personale e sui programmi operativi. Online di ORM per Idee Rinnovabili, il primo Think Tank sardo, ed è il founder, per puro gusto di contraddizione professionale, de il blog fatto a mano, un blog "arrogante" che invita i lettori ad allenare il proprio spirito critico nei confronti dei media. Nel tempo libero ascolta le sonate di violino di Beethoven e studia il rapporto delle persone con gli oggetti.