Europarlamento baluardo contro disgregazionisti
E’ la prima volta nella storia del Parlamento europeo che i socialisti e i democratici conquistano la presidenza, la vicepresidenza e finanche il secondo e il terzo presidente dell’Assemblea di Strasburgo.
E’ il segno di una svolta? Di certo rappresenta un argine al predominio dei conservatori nei governi della Ue e nella Commissione. In questo lungo tunnel in cui e’ finito l’euro e con esso l’intera costruzione europea il Parlamento, unico organismo comunitario eletto direttamente dai cittadini, ha difeso strenuamente le ragioni del rafforzamento dell’unita’ contro le spinte disgregatrici degli euroscettici e dei particolarismi nazionali. Piu’ Europa e misure per favorire la ripresa della crescita economica, che stagna non da ora per l’effetto della crisi finanziaria ma per un’incapacita’ di intraprendere politiche innovative di stimolo allo sviluppo e all’occupazione che ci trasciniamo da un quindicennio: sono queste le direttrici espresse in questi mesi, con determinazione e lungimiranza, dall’Europarlamento nella sua grande maggioranza, spesso in aperto contrasto con gli orientamenti del semiasse Merkel-Sarkozy e del resto del blocco di centrodestra che governa 23 dei 27 paesi dell’Unione.
Siamo in emergenza. L’Unione europea ha bisogno di essere riformata e rafforzata per sostenere e vincere l’attacco che sta subendo la sua moneta e con essa la sua economia, dandosi nuove regole di democratizzazione dei mercati che tolgano spazio alla speculazione finanziaria e investendo nuove risorse per modernizzarsi e progredire, insieme. L’unita’ politica e economica, da raggiungere in breve tempo, e’ il presupposto per cogliere questi obiettivi e non finire travolti dal revanscismo dell’ancien regime che ha governato il mondo prima dell’euro. Questo scenario e i rischi formidabili che ci propone ogni giorno, richiedono nuove assunzioni di responsabilita’ e nuove strategie alla politica e ai suoi attori.
L’Europa è tornata, drammaticamente purtroppo, al centro della politica italiana come forse non lo e’ stata mai. Entro il prossimo anno si rinnoveranno i governi dell’Italia, della Francia, della Germania. E’ questa l’occasione per le forze progressiste europee di assumere la guida politica dell’integrazione politica e economica dell’Unione europea, in aperta discontinuita’ con quanto fatto finora dalle forze di centrodestra. La difesa dell’euro, un risanamento finanziario che abbia come obiettivo la salvaguardia del reddito, del potere d’acquisto delle famiglie e la coesione sociale, un sentiero di sviluppo e di crescita socialmente e ecologicamente sostenibile sono gli assi di un programma europeo di riforme.
La sintonia trasversale che anche nel caso dell’elezione dei suoi vertici e al di la’ delle appartenenze ideologiche e partitiche il Parlamento europeo ha dimostrato in questi due anni e mezzo di lavoro, nell’interesse supremo dei cittadini, e’ un patrimonio che va speso immediatamente sulla bilancia del rinnovamento e del cambiamento. E’ possibile costruire una grande alleanza europeista che vada oltre gli attuali steccati e che acceleri sulla strada dell’integrazione e dell’unita’ politica indicata piu’ volte dal nostro Capo dello Stato nei passaggi piu’ difficili di questi mesi e che e’ la cifra dell’attuale governo italiano in carica, fin dalla sua costituzione. Ai nostri partiti e alle grandi famiglie politiche europee corre l’impegno e l’obbligo di portare l’Europa al centro del nostro futuro, per avere un futuro.
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