Piccola lettera a Mario Monti
Tianjin, China – Al risveglio in Cina apro i giornali italiani online per tenermi aggiornato sulle notizie. Oggi ho letto più articoli sulle parole del dottor Monti, a cui preferisco non attribuire la parola Premier poiché non l’ho votato, non c’è stata l’occasione.
Le parole di Monti feriscono anche qui in Cina, me e tutti quelli che vivono all’estero da anni, chi per lavoro, chi per studiare, chi per dottorato, chi per necessità, e continuamente “…cambiano lavoro o Paese”.
La “monotonia del lavoro fisso” così l’ha definita. Io sono una di quelle persone che non ha cercato né trovato il lavoro fisso, e preferisce, in questo momento di crisi, creare il suo lavoro e gestire la sua mobilità puntando tutto sulle sue idee.
Ma caro Monti, mi meraviglio e mi stupisco come parole come “monotonia” o “i giovani devono abituarsi al cambiamento” vengano dal suo status… Come lei, o qualunque altro politico, possa pronunciare parole come queste che, se la memoria non inganna, furono usate dall’ormai fu Silvio in un convegno con i giovani del PDL.
Caro Dottore, concludo con alcune domande:
Ma nella lobby della casta politca non vi è “monotonia” ? Ha risposte da dare a coloro che non hanno le capacità, l’aspirazione o sono impossibilitati al cambiamento per problemi che possono essere di natura formativa o familiare? Ma lei ha chiaro che il cambiamento di lavoro non garantisce neanche le piccole stabilità economiche? Ha dimenticato che le banche non erogano prestiti a chi non ha un lavoro e contratto “continuativo”? La sua manovra “anti monotonia” è un invito all’emigrazione e alla dissoluzione della creazione di nuovi nuclei familiari?
Cordialmente
Simone Santo Ba, Siciliano nel Mondo
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