L’Europa ha bisogno di un salto di qualità
E’ necessario mettere una nuova Europa alla guida dell’Unione, che ci riporti sul sentiero del progresso democratico e civile con la forza propulsiva della solidarieta’. Il motore di questo cambiamento non possono che essere la politica e i cittadini. Lo sostiene Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento Europeo.
In questo momento le nostre opinioni pubbliche sono scosse dalla prolungata incertezza delle risposte delle leadership europee, e non solo esse, rispetto alle difficolta’ economiche e finanziarie di molti paesi e dall’assenza di chiare prospettive di crescita e di sviluppo. Al tempo stesso ascoltano messaggi provenienti dall’Europa che appaiono solo come richiami al rigore, all’ordine nei bilanci pubblici, ai sacrifici. Quanto succede in Grecia e’ molto preoccupante perche’ e’ evidente che in nome dell’Europa si sta superando la soglia massima della sostenibilita’ economica e sociale di qualunque programma di risanamento. Anche in Italia si sentono gli effetti di questo disorientamento. Stiamo rischiando di svalutare l’importante materia prima di cui dispone il nostro paese e di cui ha parlato davanti al Parlamento europeo Mario Monti: l’attaccamento, tradizionalmente maggioritario, dei cittadini agli ideali del progetto europeo.
Per questo c’è bisogno di svolgere un’azione urgente d’informazione e coinvolgimento dell’opinione pubblica nel governo dell’Unione. E il nostro ruolo di parlamentari europei, eletti direttamente dai cittadini, puo’ certamente contribuire a questo scopo. E’ di fondamentale importanza promuovere una mobilitazione popolare sui temi europei a partire da piattaforme politiche e programmatiche che abbiano la capacita’ di collegare la ricerca di risposte urgenti alla gravissima crisi attuale con il rilancio dei valori piu’ intrinseci della storia della costruzione europea. Questo e’ un compito che riguarda sia le forze politiche che tutti gli attori sociali e, se ne sente molto il bisogno, anche le forze della cultura”.
In una situazione cosi’ difficile è essenziale orientare i nostri sforzi per ricostruire una trama piu’ ordinata di relazioni in cui tutti, governi degli Stati membri e Consiglio europeo, Commissione, Parlamento europeo e Parlamenti nazionali diano prova di partecipare alla stessa sana competizione nell’interesse dei nostri cittadini e del futuro dell’Europa. Ci siamo detti piu’ volte che e’ necessario colmare il deficit democratico e rendere al tempo stesso piu’ trasparenti le decisioni assunte nella dimensione sovranazionale dell’Europa. Le ultime decisioni del Consiglio europeo, quelle che hanno portato all’adozione del fiscal compact, vanno purtroppo nella direzione opposta.
E’ necessario un salto di qualita’. Non so sino a dove, realisticamente, si puo’ spingere l’obiettivo di un’Europa federale. E’ certo pero’ che dobbiamo al piu’ presto restituire lo scettro del potere al popolo sovrano e alle sue istituzioni, sia a livello nazionale che sovranazionale, e contrastare decisamente la deriva a cui rischia di portarci la concezione di una ‘moneta senza politica’. Jacques Delors ha detto recentemente che l’euro che conosciamo non e’ certo quello che lui aveva immaginato. E non e’ un caso che molti ormai convengono sul fatto che bisogna ripartire proprio dal Piano Delors per ridare vigore e sostanza al progetto europeo.
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