Grazie Signor Del Piero

Non finisce solo l’esperienza di giocatore in Italia per Alessandro Del Piero. No. Quell’ultimo abbraccio del suo stadio, di tutti i tifosi che nel mondo hanno sorriso e pianto commossi quando il Capitano della Juventus ha lasciato il campo dopo aver fatto un gol dei suoi, alla Del Piero, porta con se un senso di durezza e di fermezza.

Con il numero 10 si chiude un’ epoca del calcio ed una lunga, intensa, stagione italiana. Per molti lui é esempio di vita fuori e dentro lo stadio. Per i tanti Del Piero é il capitano silenzioso e talentuoso che ha portato con mano la sua Juve e la sua storia attraverso le gioie ed il profondissimo dolore.

Ricorderemo sempre e per sempre l’infortunio di Udine e la rinascita a Bari, l’omaggio del Bernabeu e quel gol sbagliato agli europei vinti da quello che sarebbe stato il suo futuro compagno di squadra, David Trezeguet.

L’Italia deve tanto a questo campione di normalità, di serenità, di concretezza che ha scelto la famiglia e l’impegno al divismo e alle copertine patinate. Un campione lo si riconosce da questo, non solo da quello che, placido, cantava De Gregori. L’Italia del pop e delle esagerazioni, degli scandali e della cronaca da cassonetto, ha visto crescere e diventare grande uno dei suoi figli in un mondo duro, difficile ed acerbo.

Da oggi e per il tempo che verrà impegniamoci ad essere tutti piú Del Piero e andiamo in giro a raccontare con orgoglio e dolcezza, la storia di un uomo che ci ha resi migliori con la sua normalità. Ne abbiamo bisogno per tornare ad essere grandi, per non rimanere piú in questa serie B che mortifica i nostri migliori talenti e che glorifica la mediocrità che ci invade le ore, i minuti, i secondi.

Grazie Signor Del Piero, grazie per avermi insegnato a tirare la palla in un modo diverso e per avermi fatto comprendere che solo il sudore può rendermi all’altezza dei miei sogni. Capitano lo sarai per sempre, numero 10 non piú, ma quella terza stella, che quel pezzo di mondo cosí lontano e diverso da te vuole raccontare come peccato, per molti sei tu.

Ed é il miglior messaggio che tu trentenne potevi dare a noi e a quei giovani italiani figli di un tempo ed un destino minore ma che non si arrendono. Mai.

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Sergio Ragone

Giornalista pubblicista, è  stato tra gli animatori della blogosfera politica nazionale ed oggi lavora come social media strategist.  Ha lavorato nelle maggiori agenzie di comunicazione lucane come consulente di comunicazione politica e web 2.0. Intervistato da Repubblica.it per il primo blog collettivo di impegno politico, ha collaborato con giornali e riviste online. Presentatore, ideatore e responsabile della comunicazione dell'Europa Barcamp ( il primo Barcamp itinerante sull'Europa), si occupa di Euromediterraneo con la fondazione Zefiro ed il centro Meseuro.  In Rete: http://about.me/sergioragone