Soulkitchen. Seduti al bar dei Roaring Twenties.


Secondo Harry Craddock le regole per preparare un ottimo cocktail sono 6


1. Il ghiaccio è quasi sempre l’ingrediente fondamentale di ogni cocktail
2. Non usate mai due volte lo stesso ghiaccio
3. Ricordate che gli ingredienti si mescolano meglio in uno shaker più grande di quanto sia necessario per contenerli
4. Agitate lo shaker più energicamente che potete, non limitatevi a farlo oscillare: dovrete cercare di svegliarlo, non di farlo addormentare
5. Usate, se possibile, bicchieri ghiacciati
6. Bevete il vostro cocktail appena possibile. Una volta un avventore mi chiese quale fosse il modo migliore per bere un cocktail: “Subito” gli risposi, “finchè vi sorride”.

Se vi state chiedendo chi sia il succitato signore, domanda peraltro più che leggittima, sappiate che stiamo parlando di uno dei più leggendari e famosi barman dei Roaring Twenties, il decennio più folle del XXI secolo.
Negli Stati Uniti e in tutto il vecchio continente la “generazione perduta”, messasi alle spalle gli orrori della Prima guerra mondiale, si lancia in un periodo di follie senza precedenti e sicuramente irripetibile nel quale il mondo letteralmente rifiorisce. L’anticonformista Franzis Scott Fritzgerald accompagnato dalla splendida Zelda scandalizza New York senza dimenticare di lasciarci le splendide pagine de “Il grande Gatsby” mentre al di là dell’oceano Henry Miller descrive la Parigi degli annès folles con lo scandaloso “Tropico del cancro”.
Il cinema inizia a meritarsi l’appellativo di settima arte, l’art deco disegna linee innovative e ovunque nei club e nelle feste piene di pailletes e lustrini, l’alcool scorre a fiumi.
Harry Craddock
è uno dei protagonisti silenziosi di quest’epoca. Cittadino statunitense scappato dal proibizionismo americano, approda nel 1920 al Savoy Hotel di Londra, il primo hotel di lusso della capitale britannica, con un ingaggio principesco. Qui inventa, rimodula e ripropone una sterminata processione di cocktail, di tutte le forme e per tutti i gusti divenendo leggendario. Dal Blue Blazer, miscela di acqua bollente e whisky famoso per la spettacolare preparazione fino al White Lady o il Dry Martini, oggi veri e propri classici, Craddock diventa il deus ex-machina delle notti londinesi e di riflesso di tutta l’Europa degli anni ’20.
La sua stella si offusca assieme al finire del decennio, quando all’orizzonte già si vedono gli spettri che trascineranno il mondo nel baratro di una nuova guerra mondiale e i lustrini dell’età del jazz appaiono un ricordo lontano.

 

Craddock resosi forse conto del tramonto di un’epoca, decise di pubblicare nel 1930 “The Savoy Cocktail Book”, un vero e proprio testamento artistico e un inno all’alcool in tutte le sue declinazioni. Nel testo il superbarman elenca in ordine rigorosamente alfabetico 750 ricette dei cocktails da lui conosciuti e preparati nel corso degli anni corredando quando lo ritiene opportuno le formule magiche con consigli e notizie filologiche. Ad esempio se siete stanchi o avete davanti a voi una giornata particolarmente pesante da affrontare sappiate che il Corpse River, una miscela calibrata di Vermouth italiano, Brandy alla menta e Brandy liscio, è un tonico eccezionale se bevuto prima delle 11 di mattina mentre per le situazioni in cui vi necessitano audacia e cautela ben miscelate il Quelle Vie Cocktail, a base di Kummel e Brandy, è quello che ci vuole. Non mancano poi particolari avvertenze per l’assunzioni di determinate “pozioni”. Se per caso vi viene voglia di sorseggiare il Mr. Eric Sutton’s Gin Blind Cocktail sappiate che non vi rende particolarmente disponibili alla conversazione. Oltre a ciò vi si trovano le ricette per creare cocktail bevebili esclusivamente in gruppo o in determinate stagioni e ore del giorno.

 

ll libro, splendidamente illustrato da Gilbert Rumbold, è divenuto nel mondo anglosassone un best seller ancora oggi immancabilmente presente nelle biblioteche di barman e appassionati dell’epoca grazie al carattere sofisticato ed elegante della trattazione e all’incredibile numero di ricette ed informazioni contenute.

In Italia il testo è stato recentemente ripubblicato dalla casa editrice Excelsior 1881 in una veste graficamente molto elegante, un evidente richiamo all’arte dell’epoca, lasciando inalterate le illustrazioni originali e con l’importante aggiunta di una sezione dedicata al vino finora rimasta inedita.

Un misterioso personaggio femminile chiamato Colette vi introduce nel magico mondo dei grandi vini. Una rassegna che prende in considerazione la zona di Bordeaux e lo Champagne, la Borgogna così come la valle del Reno e l’Alsazia per terminare con la regione del Porto. A corredo di quello che è un racconto del proprio rapporto d’amore con il vino, l’elenco delle denominazioni e delle tecniche di vinificazione delle diverse zone, unitamente a giudizi personali sulle produzioni in essere. Un prezioso dossier sui vini francesi degli anni ’20, una vera e propria chicca che va ad ampliare la già straordinaria offerta del libro originale.

Il lettore moderno viene così in possesso della chiave d’accesso per entrare dalla porta principale del Savoy Hotel, sedersi per una volta al bar dei Roaring Twenties e gustare il sapore alcolico di un’ epoca leggendaria.

The Savoy Cocktail Book
Autore: Harry Craddock
Casa Editrice: Excelsior 1881
Prezzo: 28,50 €

Tweet Scriptum: #SoulKitchen è anche un hashtag su Twitter con il quale potete lasciare ulteriori commenti o suggerimenti ma non solo. Ogni settimana il suo significato cambierà a seconda del contenuto dell’articolo qui proposto. Questa settimana visto il tema trattato vi chiediamo di richiamare alla memoria qualsiasi elemento collegabile a quel periodo straordinario chiamato età del jazz sotto l’hashtag #etàdeljazz

 

@malakunin

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Daniel Romano

Nato nella fredda Potenza nel freddo Febbraio del 1982 capisce ben presto che il suo destino è appassionarsi. Archeologo per vocazione più che per professione, dedica a questa disciplina i suoi anni migliori, laureandosi prima a Matera e poi a Roma senza farsi mancare una capatina nella terra di Schliemann né missioni e scoperte in giro per il Mediterraneo. Attualmente è allievo della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell' “Università degli studi della Basilicata” e Membro scientifico dell’Unità di Ricerca dell’Università Roma Tor Vergata nell'ambito del progetto interuniversitario PRIN “Il ruolo del culto nelle comunità dell’Italia antica tra il IV e  il I secolo a.C.: strutture, funzioni e interazioni culturali”. Bibliofilo militante, amante della comunicazione sul web ma soprattutto adepto della religione del vino cerca di coniugare tutti questi mondi possibili occupandosi della bevanda di Dioniso dalla sua comparsa sulla terra fino all'era del web 2.0. In rete: twitter.com @malakunin, http://malakunin.tumblr.com/