Trentenni ritrovati. Finalmente!
Sin dalla nascita questo blog ha voluto puntare l’attenzione su quella che oggi da più parti si definisce la generazione perduta. Guardare al mondo con gli occhi dei trentenni è per noi una missione generatrice, è la materia stessa di cui si compone il nostro DNA. Ecco perchè è con favore ed una punta di orgoglio che guardiamo ai fatti di questi giorni.
Il manifesto della generazione perduta, di cui siamo anche promotori, così come il clamore che l’iniziativa suscita in rete, dimostrano quanto profondo e sentito sia il problema dei trentenni nella nostra società. Troppo spesso infatti la questione viene affrontata con ipocrita e sbrigativa compassione dai mass-media e dagli organi di governo. Scriveva Kundera che il termine compassione ispira diffidenza, perchè designa un sentimento mediocre, di second’ordine.
Noi rifiutiamo queste dimostrazione di pietà perchè crediamo che i trentenni non siano una categoria debole e fragile da compatire, il frutto di un’esperimento sbagliato, ma al contrario una forza attiva capace di trainare il paese se messa nelle giuste condizioni. Comprendiamo appieno la disperazione di fronte ad una classe dirigente miope e gerontocratica, ad un mondo del lavoro che ha trasformato le nostre vite in un eterno punto interrogativo ma crediamo sia giusto non scivolare in un perenne stato di autocommiserazione. Da più parti infatti si tende a elencare, con molte ragioni, i problemi, le difficoltà di avere oggi trentanni. Siamo molto più preparati della generazione precedente ma non avremo mai le stesse garanzie fondamentali, conquistate con anni di lotte sociali e che oggi appaiono come privilegi. Non abbiamo e non avremo un futuro certo, saremo degli anziani lavoratori ma mai dei sereni pensionati.
Pur pienamente consapevoli di questo abbiamo deciso da sempre di seguire una linea diversa, che si discosti dalla sola autocommiserazione per puntare sulla nostra forse unica ma enorme risorsa: le nostre grandissime capacità, formatesi in anni di difficoltà, frustrazioni e carenze economiche.
Ecco perchè il Manifesto della generazione perduta così come altre meritevoli iniziative che lo hanno preceduto costituiscono una fondamentale presa di coscienza, il momento del “quanti siamo e come siamo” ma sono un punto di partenza non di arrivo. Non basta più guardarsi negli occhi e capire che si è forti e numerosi, ora bisogna agire. Questo blog pertanto si schiererà sempre con favore al fianco di quelle iniziative che favoriscano la presa di coscienza e la riflessione ma solo se propedeutiche alla definizione di un ruolo attivo per la nostra generazione, perchè è così che viviamo la nostra attuale condizione di disagio. E’ tempo di abbandonare le insicurezze, le fragilità e le etichette con cui veniamo bollati e cercare attivamente il nostro ruolo in questa società, disperatamente bisognosa della nostra presenza.
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